Calabritto, in breve
Calabritto (Calavrìttu in campano) è un comune italiano di 2 083 abitanti della provincia di Avellino in Campania, formato dal centro abitato di Calabritto e dalla frazione di Quaglietta più a valle.
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Il primo nucleo abitato di Calabritto risale alle contrade Castruzzo e Piedelmonte (Pedemontis), dove gli abitanti si rifugiarono per respingere gli assalti dei Saraceni lungo la valle del Sele. L'attuale centro abitato è di origine presumibilmente longobarda. Il paese acquista una certa importanza in epoca tardomedievale (durante la dominazione angioina, aragonese); successivamente, divenuto feudo degli Estouteville (italianizzato in Tuttavilla), famiglia patrizia di Napoli, acquisisce il titolo di Ducato. Durante il Regno di Napoli e il Regno delle Due Sicilie fu un comune appartenente al distretto di Campagna, della provincia di Principato Citra. Con l'unità d'Italia venne assegnato alla provincia di Avellino. Calabritto è stato devastato da diversi terremoti;
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La maggior parte delle architetture di interesse storico-artistiche sono state distrutte dal terremoto del 1980. Fra gli edifici di rilevanza, sopravvissuti ai crolli sono da citare: Borgo e castello medioevale di Quaglietta (rocca longobarda del 1200 quasi interamente ristrutturata con fondi europei). Ospita l’albergo diffuso ‘Quaglietta’, struttura ricettiva in stile medioevale. Santuario di Maria Ss. della Neve (luogo di culto a 945 m s.l.m. domina l'intera valle del Sele). È stato fondato nel XV secolo dai monaci della Congregazione del Beato Pietro de Pisis e ristrutturato in seguito al terremoto del 1980. Annesso al santuario c'era un convento, ora trasformato in ostello. Cappella di Maria Ss.
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Discendenti di Spartaco: secondo una tradizione locale una parte degli abitanti sarebbe discendente delle truppe di Spartaco, riuscite a fuggire ai Romani presso la foce del Sele e sconfitti definitivamente dagli stessi "ad caput silaris fluminis" (odierna Caposele), quindi nell'Alta Valle del Sele. Scampanellata per il paese: il 17 gennaio, festa di Sant'Antonio Abate, gli abitanti bussano di casa in casa per chiedere dei doni (dolci, frutti, ecc.) suonando delle campane. I falò di San Giuseppe: la festa di S. Giuseppe del 19 marzo mette insieme il momento religioso o cristiano e quello più strettamente profano come l'accensione del fuoco nei rioni del paese in devozione al santo protettore.
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Grazie ai fondi per la ricostruzione post terremoto, il paese negli anni ottanta ha vissuto soprattutto di edilizia e del suo indotto. Oggi possiede un'area industriale realizzata con la legge n. 219/1981 in cui sono attive solo poche aziende e gli occupati sono complessivamente un centinaio. Il territorio è prevalentemente destinato alla produzione agricola. Fra le varie produzioni è degna di nota quella del peperone quagliettano, suddiviso in due tipologie. Il principale istituto bancario del comune fino al 2013 è stato la Banca di Credito Cooperativo di Altavilla Silentina e Calabritto, in seguito acquisita dalla Banca di Credito Cooperativo dei Comuni Cilentani.
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Il paese è situato nell'alta valle del Sele a 460 metri s.l.m. in zona collinare, alle pendici del monte Altillo, l'estremità orientale dei monti Picentini. Ricco di sorgive (in parte captate dall'Acquedotto Asis, che disseta 155 comuni della provincia di Salerno), tra i fiumi che attraversano il territorio comunale vi sono il Sele e il rio Zagarone. Numerose sono le cascate: se ne contano almeno 14, con 23 salti importanti, formate dai torrenti Ponticchio, Vallone del Lupolo, Vado Carpino, Rivezzuolo e dal rio Zagarone. A Calabritto è presente la cascata più alta della provincia di Avellino: quella del Rivezzuolo, a regime torrentizio, con un dislivello di 80 metri. Calabritto è il comune della Campania con il maggiore numero di cascate.
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